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La vivacità con cui Franco Costa esalta la sua pittura nell'esuberanza dei cromatismi ci coinvolge, in un immediato appagamento, con la forza dell'inno alla gioia di Beethoven o di equivalenti supporti, sia per la precisa identità del segno che per la sua incomparabile musicalità.

Con un erudito aggiornamento degno della recente commemorazione del cinquantenario benedettino, nel rinnovamento di quell' "exultet" con cui i diaconi, da Bisanzio fino al Medioevo, esprimendosi nell1aulico linguaggio del popolo, cantavano le lodi del passato e del presente, Costa ecletticamente trasferisce in un naif oleografico colto sulle pendici di Positano o nel figurativo astratto dei paesaggi svedesi; un'epifania di contenuti e colori, in cui il contesto assume nuova gloria e la forma denuncia una conoscenza architettonica del disegno, dosata in prospettive sapienti e lucidamente interpretative.

Questa continua evoluzione dell'artista si conferma nel momento in cui Costa, partendo dal suo tipico figurativo che nello studio dei particolari diventa di sapore astratto, coinvolge nella sua inflessione sulla liturgia del tempo segnalazioni di una precaria temerarietà, annotazioni di sapore ecologico, esaltazione della forza atletica nella competizione. Tutto questo in un commento vicino allo spirito degli "exultet", affastellando le impressioni visive di un tempo in un continuo movimento con un attenzione degna del giornalista in cerca di scoop e con un aggiornamento quotidiano della sua tecnica in relazione agli stimoli ricevuti.

E' su questa linea che corre la pittura di Franco Costa: elegiacamente iniziata, come è uso dei neofiti in arte, in quelle variazioni cromatiche che tutto sanno realizzare e attraverso le quali qualsiasi figurazione assume quasi un nuovo valore, con la volontà gioiosa e al tempo stesso serena di vivere fino in fondo questa esperienza, alternando alle fantasiose intuizioni artistiche l'uso del computer: cosi, viene raggiunto, attraverso successive e particolari indagini, uno stile pittorico assolutamente originale e sempre aggiornato al continuo avvicendarsi delle stagioni del tempo.

Da qui discendono le regate veliche svettanti come onde nel cielo o latiscenti come la sua fusione nel mare, in una lunga teoria allineata a mo' di mitrie cardinalizie processionalmente salmoidianti: le une bianche nella virilità della competizione, le altre sacrali nella spiritualità dell'invocazione.
Oppure la corsa frenetica dei bolidi rombanti nella velocità percepiti in una concentricità cromatica che esprime il movimento e sottintende il rumore: impressioni accumulate e immediatamente percepibili in una capacità rappresentativa dinamica tecnicamente, quanto tesa pittoricamente al risultato.
O ancora le lunari vedute svedesi e gli incanti notturni di una Venezia assonnata, le spiagge tropicali e gli incanti dei loro fiori: indizi di una creatività diversa ma ugualmente convincente, incentrata prevalentemente sulla ricerca della serenità e dell'appagamento, rappresentativa non solo di un fine decorativo ma anche del bisogno di esprimere la propria gioia di vivere nel distendersi di colori dolci e intimamente espressivi. Una gioia vissuta nei particolari che l'immagine riflette e che, nella semplicità delle cose, raccoglie le essenziali necessità dell'esistere.

Ed è proprio nell'esaltazione dell'esistente che vive la pittura e la gioia creativa di Franco Costa: tanto più gradita quanto più un'opprimente precarietà sembra caratterizzare i nostri giorni e privarci dì quella serenità di vita di cui questo artista tanto abbondantemente ci ricolma. Per condividerla insieme.

Ferdinando Anselmet
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